La
situazione sociale nel paese agli inizi del xx secolo
La borghesia, a S. Daniele, tradizionalmente risiedeva sul colle ed
era formata da un ceto medio imprenditore e da una piccola borghesia.
Ai livelli alti della scala sociale c’era un piccolo gruppo di
professionisti “liberali” – avvocati, notai, medici
e banchieri, che dominavano l’economia cittadina – molte
banche erano di proprietà di investitori locali – e anche
la sua politica.
Un po’ più sotto nella scala sociale c’erano numerosi
commercianti ed esercenti della piazza e delle vie dei negozi; alcuni
di essi possedevano anche delle botteghe in cui producevano piccole
quantità di prosciutto, abiti e pantofole.
Ai piedi della scala gerarchica, c'erano vari artigiani, che sfumavano
in una miriade di operai ed artigiani metallurgici, e alcune botteghe
di carpenteria che si diffusero in ogni parte nel territorio e producevano
utensili agricoli, mobili e altri beni indispensabili per la società
agraria.
La
crescita industriale negli anni ’20

L’industria delle pantofole ebbe origine
nel 19° secolo, o prima, come “mestiere invernale” nelle
Alpi Carniche. Durante i mesi invernali, le contadine tagliavano vecchie
camicie, le cucivano insieme come suole e le ricoprivano con delle tomaie
in velluto. Le pantofole erano semplici ma resistenti e coprivano la
domanda locale di calzature economiche. Quando i carnici scesero verso
le colline e la pianura in cerca di lavoro, portarono con loro il proprio
mestiere. Le pantofole trovarono un più largo mercato nel 1880,
quando i principali negozianti di S. Daniele cominciarono a produrle
nella principale via commerciale. Iniziò l’industria delle
pantofole un uomo, mentre aspettava i clienti nel suo negozio di cappelli,
e non passò molto tempo prima che i negozi vicini facessero lo
stesso.
Il lavoro si sviluppò velocemente intorno nel primo dopoguerra,
quando era molto economico ricavare pantofole dal velluto nero: si usavano
sacchi di juta provenienti dalle città portuali e scarti di fabbrica
dell’industria del cotone e c’era un gran numero di donne
e di ragazze, a partire dai 9 anni, disponibile a tesservi per un salario
basso. Il basso costo delle pantofole assicurava loro un grande smercio,
e negozi più grandi cominciarono a venderle lontano, perfino
a Milano.
Molte delle più grandi industrie di pantofole nacquero da imprenditori
provenienti dalla borghesia. Ad esempio, due impiegati che avevano lasciato
la banca fondarono un negozio in una casa ristrutturata. Altre famiglie
della piccola borghesia dettero vita a negozi di pantofole come attività
secondaria: è il caso di un imprenditore che costruì un
laboratorio vicino alla sua fabbrica di acqua di selz e della moglie
di un altro professionista liberale, che fondò un laboratorio
in casa con l’assistenza del marito.
Ma con la crescita del mercato e i bassi limiti di capitale per cominciare
l’attività poterono inserirsi anche imprenditori provenienti
da un ambiente più modesto.
Umberto, di origine contadina, lavorava come rappresentante di macchine
per cucire Singer. Verso la metà del 1920, egli cominciò
a fare pantofole a mano in casa con sua moglie; come nella maggior parte
delle imprese, lei produceva di più, mentre lui visitava i negozi
di scarpe delle grandi città e prendeva gli ordini. Nel giro
di pochi anni, loro due avevano riempito la casa ed il seminterrato
con 20 lavoratori: così comprarono una casa più grande
nel centro del paese, abbatterono i muri interni e avviarono una fabbrica
con presse per il montaggio e macchine per cucire, con posto per espandersi
e una facile via di accesso alla stazione dei treni; l’impresa
riuscì ad avere più di 100 lavoratori.
La relativa prosperità degli anni '20 indusse un gran numero
di immigranti dall'estero a ritornare e stabilirsi in Friuli. Molti
di essi investirono i loro soldi nella terra, ma alcuni fondarono delle
aziende. Tre fratelli che erano emigrati nel 1921 in Argentina, dove
avevano una tipografia, ritornarono e dopo pochi anni per fondarne una
a S. Daniele. Un altro artigiano ritornò da New York nel 1929
con una nuova tecnica di lavoro ed avviò una bottega di bigiotteria,
in un attico affittato. Vi furono poche nuove fabbriche dopo il 1929,
quando le condizioni economiche cambiarono in peggio, con l'inizio della
depressione mondiale e il consolidamento del Fascismo.
