Enrico IV salì sul trono d'Inghilterra, con sua grande soddisfazione, nell'anno 1399…
Si deve supporre che Enrico fosse sposato, dal momento che sappiamo di certo che ebbe quattro figli, ma non è in mio potere informare il lettore su chi fosse sua moglie.

(da Jane Austen, "La storia d'Inghilterra dal regno di Enrico IV alla morte di Carlo I")

L’ASCESA DELLA BORGHESIA LIBERALE: ANNI '20 ED AVVENTO DEL FASCISMO
a cura di Perla Ciani
- CLASSE 5A IGEA -ITC "V. MANZINI"

 

La situazione sociale nel paese agli inizi del xx secolo

La borghesia, a S. Daniele, tradizionalmente risiedeva sul colle ed era formata da un ceto medio imprenditore e da una piccola borghesia. Ai livelli alti della scala sociale c’era un piccolo gruppo di professionisti “liberali” – avvocati, notai, medici e banchieri, che dominavano l’economia cittadina – molte banche erano di proprietà di investitori locali – e anche la sua politica.
Un po’ più sotto nella scala sociale c’erano numerosi commercianti ed esercenti della piazza e delle vie dei negozi; alcuni di essi possedevano anche delle botteghe in cui producevano piccole quantità di prosciutto, abiti e pantofole.
Ai piedi della scala gerarchica, c'erano vari artigiani, che sfumavano in una miriade di operai ed artigiani metallurgici, e alcune botteghe di carpenteria che si diffusero in ogni parte nel territorio e producevano utensili agricoli, mobili e altri beni indispensabili per la società agraria.

La crescita industriale negli anni ’20

L’industria delle pantofole ebbe origine nel 19° secolo, o prima, come “mestiere invernale” nelle Alpi Carniche. Durante i mesi invernali, le contadine tagliavano vecchie camicie, le cucivano insieme come suole e le ricoprivano con delle tomaie in velluto. Le pantofole erano semplici ma resistenti e coprivano la domanda locale di calzature economiche. Quando i carnici scesero verso le colline e la pianura in cerca di lavoro, portarono con loro il proprio mestiere. Le pantofole trovarono un più largo mercato nel 1880, quando i principali negozianti di S. Daniele cominciarono a produrle nella principale via commerciale. Iniziò l’industria delle pantofole un uomo, mentre aspettava i clienti nel suo negozio di cappelli, e non passò molto tempo prima che i negozi vicini facessero lo stesso.
Il lavoro si sviluppò velocemente intorno nel primo dopoguerra, quando era molto economico ricavare pantofole dal velluto nero: si usavano sacchi di juta provenienti dalle città portuali e scarti di fabbrica dell’industria del cotone e c’era un gran numero di donne e di ragazze, a partire dai 9 anni, disponibile a tesservi per un salario basso. Il basso costo delle pantofole assicurava loro un grande smercio, e negozi più grandi cominciarono a venderle lontano, perfino a Milano.
Molte delle più grandi industrie di pantofole nacquero da imprenditori provenienti dalla borghesia. Ad esempio, due impiegati che avevano lasciato la banca fondarono un negozio in una casa ristrutturata. Altre famiglie della piccola borghesia dettero vita a negozi di pantofole come attività secondaria: è il caso di un imprenditore che costruì un laboratorio vicino alla sua fabbrica di acqua di selz e della moglie di un altro professionista liberale, che fondò un laboratorio in casa con l’assistenza del marito.
Ma con la crescita del mercato e i bassi limiti di capitale per cominciare l’attività poterono inserirsi anche imprenditori provenienti da un ambiente più modesto.
Umberto, di origine contadina, lavorava come rappresentante di macchine per cucire Singer. Verso la metà del 1920, egli cominciò a fare pantofole a mano in casa con sua moglie; come nella maggior parte delle imprese, lei produceva di più, mentre lui visitava i negozi di scarpe delle grandi città e prendeva gli ordini. Nel giro di pochi anni, loro due avevano riempito la casa ed il seminterrato con 20 lavoratori: così comprarono una casa più grande nel centro del paese, abbatterono i muri interni e avviarono una fabbrica con presse per il montaggio e macchine per cucire, con posto per espandersi e una facile via di accesso alla stazione dei treni; l’impresa riuscì ad avere più di 100 lavoratori.
La relativa prosperità degli anni '20 indusse un gran numero di immigranti dall'estero a ritornare e stabilirsi in Friuli. Molti di essi investirono i loro soldi nella terra, ma alcuni fondarono delle aziende. Tre fratelli che erano emigrati nel 1921 in Argentina, dove avevano una tipografia, ritornarono e dopo pochi anni per fondarne una a S. Daniele. Un altro artigiano ritornò da New York nel 1929 con una nuova tecnica di lavoro ed avviò una bottega di bigiotteria, in un attico affittato. Vi furono poche nuove fabbriche dopo il 1929, quando le condizioni economiche cambiarono in peggio, con l'inizio della depressione mondiale e il consolidamento del Fascismo.