Enrico IV salì sul trono d'Inghilterra, con sua grande soddisfazione, nell'anno 1399…
Si deve supporre che Enrico fosse sposato, dal momento che sappiamo di certo che ebbe quattro figli, ma non è in mio potere informare il lettore su chi fosse sua moglie.

(da Jane Austen, "La storia d'Inghilterra dal regno di Enrico IV alla morte di Carlo I")

IL BOOM ECONOMICO
a cura di
Aliuscia Buttazzoni - CLASSE 5A IGEA -ITC "V. MANZINI"

 

Il carattere “caotico” dello sviluppo industriale italiano è derivato in parte dalla politica liberale e democristiana di non - interferenza nell’economia, soprattutto dai primi anni ’50 fino ai tardi anni ’60.

Una forma di non - interferenza fu la non - imposizione di diritti tributari per le piccole società. Al fine di incoraggiare lo sviluppo nelle aree rurali, la Legge Nazionale 635 del 1957 esonerò le imprese artigiane e le piccole industrie avviate nei comuni con meno di 10.000 abitanti da ogni tassa diretta per 10 anni. Ma molte delle tasse non soggette ad esonero furono semplicemente evase. Infatti, l’evasione delle tasse non fu solo riconosciuta come pratica normale, ma anche spiegata ampiamente come inevitabile.

Inoltre i piccoli imprenditori avevano diversi modi per ridurre i costi nel loro libro paga. Diventò una routine assumere adolescenti di entrambi i sessi, come apprendisti e pagare loro una frazione del salario di un lavoratore per 2 o 3 anni, molto al di là del periodo di tirocinio effettivo. Addirittura si sente dire che alcuni apprendisti hanno lavorato anche gratis e pregato di essere eventualmente assunti e diventare operai. Ci si aspetta di solito che gli operai facessero lo straordinario, ma gli impiegati preferivano registrare nei libri un numero minimo plausibile di ore, e che gli fosse pagato in nero lo straordinario. Per gli anni di lavoro di apprendista e le ore di straordinario, gli imprenditori non pagarono alcun contributo per le assicurazioni sociali, il che portò, nel momento del pensionamento, al calo dell'ammontare delle pensioni.

Le condizioni di lavoro forse più dure furono vissute nel settore delle pantofole. I lavoratori, soprattutto giovani ragazze, furono tenute sotto stretto controllo da un sorvegliante. In una tipica fabbrica di pantofole, una grande finestra si affacciava dagli uffici sul piano degli operai. Gli imprenditori potevano assumere chi volevano (superando la necessità di assumere attraverso l’ufficio di collocamento), chiamando “specialisti” specifici che poi potevano pagare come lavoratori ordinari. E dal momento che quella delle pantofole era un’industria stagionale (per calzature estive e invernali), essi potevano sempre giustificare il licenziamento.

Tali misure ebbero l’effetto di tenere i sindacati fuori dalle loro fabbriche. Nel 1951, uno sciopero locale si concluse con un nuovo contratto provinciale, firmato dalle associazioni più importanti, ma il sindacato locale (CISL) fu troppo debole per farlo applicare; prima che fosse troppo tardi, gli imprenditori licenziarono semplicemente gli operai sindacalisti più scomodi.
Nel 1961, fu creato l’ Ispettorato del Lavoro, con agenti autorizzati a fare visite a sorpresa alle fabbriche per contare i lavoratori e controllare il rispetto dell’imposizione di contratto. Ciò rese gli imprenditori più prudenti: i controlli sul posto portarono al miglioramento delle condizioni di lavoro; ma non dappertutto era così: “i vicini che abitavano dietro una fabbrica mi fecero notare un muro che i lavoratori fuggitivi scavalcavano ogni volta che gli ispettori arrivavano” (T. H. Backer, p.55).

Come nel resto dell’Italia, l’autorità per la pianificazione fu in questi anni fortemente decentralizzata. Le leggi sulla pianificazione urbana, in effetti, diedero dal 1942 fino al 1967 piena autorità sulla pianificazione alle municipalità; in pratica si avevano piani regolatori. Fu effettivamente legale costruire qualsiasi cosa, ma al di fuori delle aree residenziali. E i governi municipali, ansiosi di vedere attività create nelle loro comunità, furono poco propensi a sorvegliare condizioni di lavoro di affollamento o rischiose nelle fabbriche. Dopo il 1964, i programmi sui prestiti del governo regionale, dalla loro parte, non collocarono nessuna nuova restrizione nella locazione di investimenti per essere agevolati.

La regolazione del governo iniziò ad ingrandirsi a metà degli anni ’60, quando le leggi nazionali cominciarono a pretendere permessi per tutte le costruzioni e a dirigere un gran numero di municipalità per organizzare piani regolatori; nel 1965, il governo regionale in Friuli comunicò le sue intenzioni di abbozzare un “piano urbanistico”, ma si dovette attendere il 1972 per istituire un sistema completo di uffici di pianificazione, e il primo piano regionale non fu realmente approvato fino al 1978 (Mattioni e Comuzzi 1982: 72, Dri e Grandinetti 1983: 137). D’altra parte, i progettisti economici si scontrarono contro un atteggiamento, che si diffuse tra la cittadinanza, di diffidenza verso il governo e di resistenza al controllo.