Enrico IV salì sul trono d'Inghilterra, con sua grande soddisfazione, nell'anno 1399…
Si deve supporre che Enrico fosse sposato, dal momento che sappiamo di certo che ebbe quattro figli, ma non è in mio potere informare il lettore su chi fosse sua moglie.

(da Jane Austen, "La storia d'Inghilterra dal regno di Enrico IV alla morte di Carlo I")

LA RIPRESA DEL LAVORO A DOMICILIO (anni '50 e '60)
a cura di Arianna Prolongo
- CLASSE 5A IGEA -ITC "V. MANZINI"

 

Tra gli anni '50 e '60, durante i quali i lavoratori delle fabbriche di pantofole venivano pagati meno del salario stabilito dai contratti collettivi per l'industria nazionale delle calzature, la posizione presa dagli imprenditori fu che le pantofole erano un prodotto dell'artigianato tradizionale, incomparabile con le scarpe di cuoio. D'altra parte, in una situazione dove gli imprenditori potevano licenziare a loro piacimento, i sindacati avevano pochi membri in San Daniele e quindi non avevano il potere per assicurare il rispetto del loro speciale contratto locale.

Nel 1968, comunque, la federazione nazionale dei lavoratori dei vestiti e dei tessuti (FILIA - CISL) fece valere la sua importanza e propose che il contratto nazionale delle calzature fosse gradualmente applicato in San Daniele. L'associazione degli imprenditori rifiutò. Nelle assemblee locali sulle condizioni del contratto, i lavoratori maschi, che erano circa il 15% della forza lavoro, ma occupavano posizioni di maggior abilità e prestigio, si trovarono in disaccordo con le donne e gli adolescenti, che avrebbero guadagnato di più grazie alle nuove proposte. Dopo nove mesi di negoziati, fu raggiunto un accordo all'inizio del '69. Il nuovo contratto determinava salari più alti, una giornata lavorativa più corta, migliore trattamento dei minori e degli apprendisti, straordinari pagati, sicurezza lavorativa in caso di malattia e diritti unitari. Il nuovo contratto abbassò inoltre la tabella base dei salari; poiché prima gli apprendisti ricevevano di solito all'incirca 1/8 del salario completo, ora ricevevano un salario quasi pieno fin dall'inizio.

I rapporti tra i lavoratori e i padroni divennero tesi ed amari. Un imprenditore ricorda le sue sensazioni d'esasperazione per la perdita del controllo sulla base operaia: "In quel momento, ho guardato i miei lavoratori nella fabbrica ed ho visto dei nemici; io non ho visto collaboratori. Ho visto ostacoli da oltrepassare. Nell'arco di un anno i rapporti tra dipendenti e datori di lavoro erano completamente cambiati. […] Prima di allora io ero stato il capo indiscusso. Questa fu un'esperienza traumatica per me, non lo negherò. […] E a causa delle nuove leggi, dei nuovi contratti collettivi, io non potevo più licenziarli; potevo mandarli via solamente per motivi ragionevoli […] Sebbene io accettassi queste nuove regole, all'inizio fu una pillola amara da inghiottire."

In risposta questo imprenditore ridusse la sua forza lavoro ad una misura più facilmente controllabile: "l'azienda cominciò gradualmente a diminuire in grandezza - in parte per scelta, in parte per mancanza di richiesta da parte dei committenti, in parte, lasciatemelo dire, per sospetto, per istinto. E quando dico istinto intendo più o meno quello animale, come un animale che è spaventato e si mette sulla difensiva. […] Dopo che i lavoratori si ritiravano o si sposavano e lasciavano la fabbrica, io non li rimpiazzavo." (T. Baker, p.71).

Altri produttori di pantofole compensavano la loro perdita di controllo e gli alti costi del lavoro adoperando varie forme del sistema di lavoro a domicilio. In alcuni casi, gli imprenditori fecero in modo da registrare una lavoratrice come artigiana indipendente, per le tasse, e poi le prestarono la macchina da cucire e i materiali. In altri casi, le dipendenti erano impiegate dalla ditta come lavoratrici a domicilio. Queste varie soluzioni permisero agli imprenditori di mantenere un alto profitto senza il costo di una vasta forza lavoro. Come ci ha confidato un imprenditore. "Dietro il sipario c'era un'indefinibile parte che scappava da quanto stabilito dalla legge. Un lavoratore a domicilio poteva essere in realtà 'cinque'. Il marito, la suocera, la nonna, tutti davano una mano con il lavoro. Sulla carta .[una ditta aveva] un regolare impiegato, che pagava i contributi per la sicurezza sociale e le tasse. Ma 'dieci' lavoratori sulla carta dovevano essere in realtà cinquanta. Nel 1976 un economista, visitando l'area intorno a S. Daniele, stimò che, attraverso i lavoratori a domicilio e pagando bassi salari, sette fabbriche artigianali di pantofole - con un totale, in teoria, di non più di 105 lavoratori - erano capaci di produrre all'incirca come una fabbrica industriale di 230 lavoratori (Tonutti, 1976:46).