Enrico IV salì sul trono d'Inghilterra, con sua grande soddisfazione, nell'anno 1399…
Si deve supporre che Enrico fosse sposato, dal momento che sappiamo di certo che ebbe quattro figli, ma non è in mio potere informare il lettore su chi fosse sua moglie.

(da Jane Austen, "La storia d'Inghilterra dal regno di Enrico IV alla morte di Carlo I")

 

L'ECONOMIA DEL FRIULI DAL PRIMO DOPOGUERRA A OGGI
CLASSE 4AL -ITC "A. ZANON"
L’agricoltura

Dopo la prima guerra mondiale il Friuli risultava essere ancora essenzialmente agricolo. In questa regione la Guerra aveva lasciato strascichi tremendi distruzione di strutture produttive, di beni immobili, di infrastrutture quali ad esempio le vie di comunicazione. L’agricoltura aveva subito danni ingenti non solo nelle zone delle operazioni militari, ma in tutta la regione: terre abbandonate e devastate, abitazioni, stalle, latterie inutilizzabili, il patrimonio zootecnico ridotto del 90% rispetto al periodo prebellico. L’economia agraria era al tracollo. Perdute quasi tutte le scorte, nella primavera del ’19 mancavano le condizioni per provvedere alla semina. Il ritorno dei profughi e dei militari smobilitati
impossibilità a trovare occupazione causarono nel primo dopoguerra un’impennata del fenomeno migratorio soprattutto transoceanico, ma rivolto anche verso i paesi europei o anche altra regioni italiane . Lo Stato non intervenne molto. La situazione dovette essere risolta in loco, il lavoro di uomini, donne e bambini, le rimesse degli emigranti, permisero pian piano di riprendere l’attività di un’agricoltura che restava ancora arretrata, che basava la sua struttura fondiaria sulla piccola proprietà e sulla mezzadria. Durante i decenni successivi le istituzioni agrarie cercarono di informare i contadini e diffondere le colture più adatte ai terreni per migliorare le rese, allo stesso tempo si avviarono grandi lavori di trasformazione fondiaria, di bonifica, di irrigazioni, di costruzione di case coloniche (Legge Serpieri 1933). I terreni bonificati o messi a coltura in seguito al riordino passarono nelle mani di proprietari terrieri che le appoderavano suddividendole in mezzadrie o affittanze. Ma la scelta dell’autarchia del regime fascista che favoriva la coltivazione del mais e in genere dei cereali danneggiò nel complesso l’agricoltura friulana, poiché sancì la crisi della zootecnia e delle colture pregiate, mancando investimenti ne seguì una crisi dell’occupazione e un calo dei salari, una ripresa dell’emigrazione dei giovani e di intere famiglie anche verso nuove mete come le colonie e le zone bonificate(200 emigrarono famiglie in Cirenaica, 300 nell’agro Pontino) Nel 1936 fu imposto l’ammasso di molti prodotti agricoli, in questo clima di crescente difficoltà il Friuli si avviava verso la seconda guerra mondiale, la quale inflisse una nuova enorme perdita umana e materiale. Dal dopoguerra e fino agli anni ’50 continuò un nuovo esodo di 20.000-30.000 migranti all’anno alimentato quasi totalmente da provenienti da famiglie agricole. Lo sviluppo industriale e la ripresa economica si fecero strada nel corso degli anni ‘50. Fu questa l’epoca delle mutazioni profonde della società friulana: l’abbandono della campagna per la città, l’industrializzazione graduale, la rottura del tessuto patriarcale delle strutture familiari rurali.(Nel ’51 gli attivi in agricoltura erano il 40% contro il 54% degli anni ‘30). Sono gli anni in cui l’agricoltura anche in Friuli si meccanizza, nel 1954 sono censiti 2.900 trattori, uno ogni 70 ettari circa (la media italiana è di 1 ogni 65 ettari, ma in Piemonte è di 1 ogni 25 ettari e in Lombardia e Veneto 1 ogni 35). Solo all’inizio degli anni ’60 comunque l’agricoltura friulana uscì dalle difficoltà post-belliche, essa era strutturata su piccole unità produttive a conduzione familiare con predominanza della tradizionale trilogia frumento-granoturco-foraggere con diffusa presenza delle stalle di bovini. A partire dagli anni ’70 le attività agricole evidenziano una tendenza alla riduzione del loro peso, la viticoltura assume un’importanza crescente con la produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata, le aziende e gli allevamenti zootecnici si accorpano, si riducono di numero, ma assumono dimensioni maggiori, cala notevolmente la forza lavoro impiegata in agricoltura grazie alla meccanizzazione crescente.


L’industria

Gli anni ’50 furono per la provincia friulana quelli del primo vero decollo industriale: dal 1951 al ’61 la forza lavoro occupata nell’industria passa da 60.000 a 82.000 unità. Si ridusse notevolmente l’occupazione nel settore tessile, ma questo fenomeno coincise con il grande slancio di tutti gli altri settori, primi tra tutti l’edile e il metalmeccanico-metallurgico. Un secondo notevole balzo in avanti avvenne nel decennio successivo: nel ’71 gli addetti all’industria erano 120.000, continuava il trend positivo il settore meccanico, si affiancò lo sviluppo del settore del legno e del mobile. Questa fase fu caratterizzata dallo sviluppo di distretti industriali formati per la maggior parte da piccole industrie promossesi dal livello artigianale (il 70%), largamente esportatrici (circa il 60% del prodotto). Queste imprese di medie dimensioni si continuarono a tenere però costantemente aggiornate per tecnologia e criteri di gestione, da ciò deriva il loro successo.
Anche il Friuli risentì della crisi congiunturale: verso la fine degli anni ’80 si notano i primi segnali della deindustrializzazione: riducono il personale le industrie che riescano a ristrutturarsi , le più deboli falliscono. Scompaiono dalla geografia industriale friulana interi settori, come quello dei mobili per cucina, o industrie note nel settore siderurgico, tessile, conciario, della prefabbricazione edile, tante volte le cause dei fallimenti dipendono da errori gestionali irreversibili. Ma ormai l’industria friulana è una realtà che ha svolto un ruolo determinante nel condurre la provincia al benessere economico, collocandola nel Nord-Est opulento e dinamico.

 

Il grafico rappresenta il rendimento dei settori produttivi del Friuli in rapporto all'intera Italia, dagli anni 50 agli anni 70.