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RELAZIONE
DELLA CLASSE 5B ERICA DELL’ITC DEGANUTTI DI UDINE - A. S. 2000-2001/
2001-2002/ 2002-2003 |
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Interviste
alle donne di 2° e 3° generazione
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La nostra classe, nel corso del triennio, ha analizzato ed approfondito
la tematica della posizione della donna friulana nella società
contemporanea.
Nelle nostre discussioni, sempre vivaci e talvolta addirittura burrascose,
abbiamo affrontato il non facile tema del necessario inserimento della
donna nel mondo lavorativo e le conseguenze di questo sul piano familiare
e sociale. Come strumento base di conoscenza abbiamo usato le interviste,
che abbiamo proposto in tempi diversi a donne di 40-50 anni (generalmente
le nostre madri) a giovani di 20-30 (amiche e conoscenti) ed in numero
minore, per attuare un confronto anche a signore di 60-70 (le nostre
nonne).
Il primo lavoro, non da poco, è stato quello di stendere una
griglia di
domande semplici ma sufficientemente ampie da farci comprendere sia
le problematiche individuali, sia il rapporto fra
le donne e il mondo che le circonda. In questa attività ci
siamo confrontati anche con gli allievi delle altre scuole che hanno
attuato un’indagine analoga alla nostra. Abbiamo però lasciato
una certa autonomia ai singoli intervistatori perché ci siamo
resi conto che intervistare non è semplice, soprattutto perché
non sempre le persone si sentono a proprio agio nel raccontare le proprie
esperienze. Abbiamo riscontrato difficoltà prevalentemente con
le signore più anziane e a proposito di argomenti complessi come
la situazione friulana durante e dopo il terremoto.
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Allieve
dell'ITC Deganutti

La
classe 5 B Erica dell'ITC Deganutti
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E’ apparso evidente dalla nostra analisi il progressivo aumento
della scolarizzazione
femminile nell’ultima parte del nostro secolo. Pochissime sono
le nonne che hanno superato la soglia delle scuole elementari, più
numerose le madri, molte delle quali hanno raggiunto un diploma di scuola
superiore. Fra le giovani invece rare sono quelle che si sono fermate
al diploma triennale, mentre quasi tutte hanno conseguito una maturità.
Non risulta invece molto seguita la strada dell’università:
anche fra le giovani il diploma di maturità è visto prevalentemente
in funzione di una immediata collocazione nel mondo del lavoro e sembra
poco diffusa l’idea della necessità di un’impostazione
culturale di base seguita da una laurea o diploma universitario di specializzazione.
Va
ribadito comunque che a limitare la tendenza alla scolarizzazione nelle
generazioni femminili del passato c’era la relativa facilità
di trovare lavoro in fabbrica, o comunque anche di cambiarlo con una
certa frequenza. Le donne tuttavia non dimostrano volontà di
scegliere lavori importanti o nei quali poter “realizzarsi”.
Vedono nell’impegno lavorativo esclusivamente una possibilità
di far quadrare il bilancio familiare.

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Una
classe
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Abbiamo rilevato dunque come all’epoca delle nostre madri l’accesso
al lavoro sia stato piuttosto semplice e tutto avvenisse attraverso
conoscenze o tramite risposte ad inserzioni sul giornale. Non si sono
notati casi di discriminazione selettiva dipendenti dal sesso. Però
va evidenziato che il tipo di lavoro ottenuto è sempre subordinato
e mantenuto ai livelli più bassi. Quando si tratta di salari
invece si segnalano differenze
di retribuzione tra maschi e femmine nel settore privato. Molte
fra le madri lavoratrici hanno optato però per la funzione casalinga
dopo la nascita del primo figlio o soprattutto del secondo. Quelle fra
di loro che hanno pensato di potersi concedere una pausa lavorativa,
per poi riprendere una volta cresciuti i figli, si sono però
trovate spiazzate. La velocissima evoluzione tecnologica e le nuove
difficoltà del mercato hanno di fatto impedito
un reinserimento.
Quindi moltissime donne sono rimaste in pratica tagliate fuori dal mondo
lavorativo.
Le nuove generazioni hanno ovviamente maggiore difficoltà nell’accesso
al lavoro anche per la più diffusa scolarizzazione. I metodi
di assunzione non sono molto cambiati: conoscenze, inserzione sul giornale,
invio di curriculum…..
Si nota tuttavia anche nelle giovani una tendenza ad “accontentarsi”
ad accettare qualsiasi lavoro, anche non corrispondente alle proprie
aspirazioni, o al proprio livello di preparazione, nella speranza di
un cambiamento futuro. Poi nella gran parte prevale l’adattamento
e la sicurezza determinata dal lavoro fisso e stabile, anche se non
di grande soddisfazione.

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Daniela
in campagna nel 1950
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| LA
FAMIGLIA |
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Ma
la grande difficoltà delle donne rimane la famiglia. Per molte
delle madri intervistate non si è neppure posto il problema della
scelta lavorativa; hanno preferito dedicarsi da subito alla casa ed
alla famiglia. Per quelle che hanno optato per il lavoro i problemi
sono incominciati con la nascita dei figli, non tanto con il primo,
grazie all’aiuto di nonni o parenti, ma soprattutto con il secondo
o con il terzo. Per quanto abbiamo potuto notare poche sono state quelle
in grado di continuare la loro attività, generalmente hanno preferito,
dov’era possibile finanziariamente, rientrare in famiglia. Le
interviste alle giovani generazioni ci hanno fatto incontrare donne
non ancora alle prese con questi problemi (l’età della
maternità si è di gran lunga posticipata) ma già
ben consapevoli delle difficoltà da affrontare.
E’
evidente per alcune che certe attività di 40 o più ore,
non pesanti fino a quando non ci sono figli, non possono essere svolte
quando si attua la scelta di allargare
la famiglia. “Importante sarebbe cambiare la mentalità
degli uomini” affermano alcune delle intervistate, ma in realtà
abbiamo notato che i giovani d’oggi tendono a dividersi in maniera
più equa le incombenze familiari. Le risposte che abbiamo analizzato
danno ormai per scontato che anche i maschi collaborino all’organizzazione
e alla gestione familiare, quindi, almeno all’interno della famiglia,
le donne dimostrano di aver raggiunto una posizione di quasi parità.
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Guido
e Genoveffa, sposi nel 1940

La
famiglia Del Gobbo, una tipica famiglia di origine contadina (1990)
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| RAPPORTI
CON L’ESTERNO |
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Diverso
rimane invece ancora il rapporto con il mondo circostante, le istituzioni,
gli eventi internazionali, la politica e l’economia.
Quando abbiamo interrogato le mamme su fenomeni quali le connessioni
fra economia e terremoto o le problematiche aperte dalla caduta del
muro di Berlino, abbiamo notato un rifiuto quasi generazionale a preoccuparsi
di argomenti non strettamente riguardanti l’ambito del proprio
nucleo familiare, che sembra quasi da tutelarsi da tutto quello che
è esterno. Altrettanto appare quando le domande cercano di
far luce su un possibile coinvolgimento politico o sindacale. La quasi
stragrande maggioranza delle intervistate nega con enfasi e convinzione
qualsiasi possibile rapporto con l’esterno, quasi a considerarlo
una perdita di tempo o comunque un furto per l’economia della
propria famiglia.
Anche le giovani, pur apparentemente più informate su quanto
avvenuto in epoche nelle quali magari non erano ancora nate (vedi
terremoto) non sembrano mostrare interesse per la vita sociale: famiglia
e lavoro sono tutto il loro mondo, ed è già molto!!

La
classe 5 B Erica dell'ITC Deganutti

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Cecilia
Deganutti
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