CI PUÒ RACCONTARE DI QUANDO HA COMINCIATO A LAVORARE? INSOMMA:
COME HA TROVATO IL PRIMO LAVORO, CHE DIFFICOLTÀ HA INCONTRATO,
HA SUBITO DISCRIMINAZIONI?
Ho cominciato a lavorare a 14 anni nel mobilificio *** a Domanins, un
paese vicino al mio; le difficoltà che ho incontrato sono state
per lo più legate al fatto che ero una ra-gazzina in mezzo a
tanti adulti, e quindi non potevo discutere e confrontarmi con loro
perché avevano molta più esperienza di me ed erano più
maturi. Per questo lavoro non ho dovuto sostenere alcun colloquio ma
mi sono recata nell’ufficio del direttore, il posto era libero
e quindi ho iniziato a lavorare. Bisogna precisare che non avevo un
contratto perché ero troppo giovane, lavoravo in nero e quando
passavano per il controllo noi ra-gazzi dovevamo nasconderci nei gabinetti
o negli spogliatoi, ad ogni modo venivamo trattati abbastanza bene.
HA SVOLTO ALTRI LAVORI OLTRE A QUESTO? CI PUÒ RACCONTARE?
Dopo questo lavoro sono andata alla *** di San Martino, che era una
fabbrica dove si costruivano biciclette. Io lavoravo nel reparto della
verniciatura: il lavoro era molto pe-sante e neanche tanto salutare,
comunque mi sono trovata molto bene perché c’era un buon
rapporto tra operai e datori di lavoro. Mi ricordo che qualche volta
dovevamo ri-manere a lavorare anche fino alle dieci, e quando avevamo
finito i padroni ci offrivano delle paste e da bere. Inoltre c’erano
sempre delle ricompense per i lavori extra. Era un bel modo di lavorare,
non come quando mi sono trasferita qui a San Daniele e ho inizia-to
al calzaturificio ***, dove si facevano pantofole e stivaletti. Lì
i padroni ci maltratta-vano spesso, ci sgridavano perché non
lavoravamo abbastanza in fretta, ci stavano sem-pre col fiato sul collo
urlandoci: “Muovetevi, fate più svelti!”, pensate
che contavano persino quante volte andavamo in bagno!!! Lì si
lavorava fino alle sei e si tornava a casa per il pranzo. Le mansioni
che svolgevo erano varie: ero in reparto rifinitura e quindi dovevo
togliere la forma dalle scarpe finite, dovevo controllare che la pelle
delle calza-ture fosse cucita nel verso giusto, ed infine le dovevo
inscatolare. Confrontando poi i due stipendi, quello che percepivo a
San Martino, per quei tempi era più alto rispetto a quello che
mi davano in calzaturificio a San Daniele.
CI
PUÒ PARLARE DEL SUO LAVORO ATTUALE?
Come già detto faccio la cuoca in un asilo. La mattina devo preparare
il pranzo per 70 bambini, il pomeriggio, invece, devo lavare i piatti
e pulire la scuola. Devo dire che que-sto, fra tutti i lavori che ho
fatto finora, è quello in cui mi sento più realizzata.
A dire il vero, l’ho scelto per necessità economica, ma
mi piace molto, ho la possibilità di svilup-pare le mie capacità
e la mia passione per la cucina, e nel frattempo guadagno qualcosa.