HA SVOLTO ALTRI LAVORI OLTRE A QUESTO? CI PUÒ RACCONTARE?
Mi ricordo che qualche volta dovevamo rimanere a lavorare anche fino
alle dieci, e quando avevamo finito i padroni ci offrivano delle paste
e da bere. Inoltre c’erano sempre delle ricompense per i lavori
extra. Era un bel modo di lavorare, non come quando mi sono trasferita
qui a San Daniele e ho iniziato al calzaturificio ***, dove si facevano
pantofole e stivaletti. Lì i padroni ci maltrattavano spesso,
ci sgridavano perché non lavoravamo abbastanza in fretta, ci
stavano sempre col fiato sul collo urlandoci: “Muovetevi, fate
più svelti!”, pensate che contavano persino quante volte
andavamo in bagno!!! Lì si lavorava fino alle sei e si tornava
a casa per il pranzo. Le mansioni che svolgevo erano varie: ero in reparto
rifinitura e quindi dovevo togliere la forma dalle scarpe finite, dovevo
controllare che la pelle delle calzature fosse cucita nel verso giusto,
ed infine le dovevo inscatolare. Confrontando poi i due stipendi, quello
che percepivo a San Martino, per quei tempi era più alto rispetto
a quello che mi davano in calzaturificio a San Daniele.
(Daniela)
Ho
iniziato a lavorare a quattordici anni, ho seguito mia sorella che già
andava a lavorare, ho seguito quello che faceva lei, insomma. Ho trovato
difficoltà la prima volta nell’inserimento, per una questione
di gelosie tra operaie che ti insegnavano un po’ ma poi dovevi
arrangiarti, e quindi in principio è stata dura. Il colloquio
di selezione non l’ho avuto perché sono entrata in fabbrica
per mezzo di mia sorella. Discriminazione c’è stata nel
senso che ero l’ultima arrivata e la meno esperta; dovevo imparare
tutto. (Sandra)
HA
AVUTO PROBLEMI DI SALUTE ALL'INTERNO DELL'AZIENDA?
Ho avuto dei problemi alla vista, ma non so se è stato determinato
dal lavoro, anche se all'epoca veniva usato il benzolo che era un collante
molto tossico. Comunque, è gia diverso tempo che è stato
tolto.
(Elide)
QUALI
SONO STATE LE PRIME DIFFICOLTA’ CHE HA INCONTRATO IN FABBRICA?
Sei molto giovane e ti trovi di fronte a persone che hanno 20-30 anni
di esperienza e ti trovi a fare la gavetta. E’ un’esperienza
tremenda. Un consiglio che dò io, é quello di non rispondere,
tacere e mettere in pratica solo i lati positivi, é raro il caso
che in fabbrica tu trovi lati positivi, imparerai a vivere, a rispettare
e a stare con gli altri , senza mai aspirare a nessuna gloria personale.
nel settore dell’ufficio é più probabile trovare
qualche spazio di autonomia e di gratificazione.
COME
SI E’ SVOLTO IL COLLOQUIO DI SELEZIONE?
In quegli anni là non esistevano colloqui, c’era lavoro
a bizzeffe. Dopo aver fatto il mio esame di terza media, sono entrata
direttamente. Bastava che tu avessi voglia di lavorare, la passione
e poi diventava tutto più facile.
(Barbara)
MI
PUÒ RACCONTARE DI QUANDO HA COMINCIATO A LAVORARE?
Mio papà mi ha trovato lavoro, a dire il vero! La fabbrica era
la Floria…quando ho comin-ciato avevo 17 anni. Ho cominciato come
apprendista tomaista e piano piano ho imparato tutti i lavoretti che
ci sono da fare lì, poi sono passata operaia e ho continuato
per 13 anni così.
[...] Una cosa che rimprovero al titolare e ai suoi sostituti è
che avrebbero potuto ascoltare un po’ di più noi operaie.
Perché là, c’è il capo, il capo reparto oppure
il capo fabbrica… è giusto quello che dicono loro, devi
seguire quello, capisci? Se invece magari ti avessero chiesto qualche
parere, ti avessero coinvolto un po’ di più, non solo farti
sgobbare e basta, la situazione sarebbe senz’altro migliorata.