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Iole a. 80
Percepivi
un salario o una paghetta?
Ah paga! Neanche un soldo mai! La domenica si giocava con le noci e allora
mia madre ci dava una palanca (soldo di rame), e se buttando la palla
di ferro con cui giocavamo rompevamo le noci non se le mangiava mica bisognava
tenerla da conto per la domenica dopo, e la si riattaccava con la cera
per poterci rigiocare la domenica dopo sempre con quella! Mica mangiarle!
Tenerle! Ma che paga neanche una lira, mai!!!! A dodici anni sono andata
a Udine a lavorare come cameriera in una piccola trattoria. Questo tipo
di lavoro mi piaceva ma poi mi bastava guadagnare qualche soldo, anche
se alla fine i soldi finivano tutti nelle mani di mia madre dopo sono
stata a lavorare a Codroipo nel tabacco verde a infilzare e l’inverno
lavoravo col tabacco secco. Per andare a lavorare utilizzavo la bicicletta,
andata e ritorno in bicicletta e se pioveva mi prendevo anche delle belle
lavate! Magari si andava via la mattina che c’era bel tempo e la
sera quando si tornava a casa si prendeva la pioggia. Poi sono andata
a lavorare a Milano come collaboratrice domestica e sono stata la fino
a quando non mi sono sposata. Non ho mai avuto dei soldi miei anche quando
lavoravo a Milano il giorno stesso in cui mi pagavano dovevo andare a
spedire a mia madre tutti i soldi. Gli unici soldi che mi tenevo erano
quelli che la mia padrona mi dava ogni volta che mi incontrava mentre
faceva la sua passeggiata in giardino, e io stendevo la biancheria dopo
averla lavata a mano. Con questi soldi sono riuscita a comprarmi un paio
di lenzuola, che a quei tempi costavano 100 lire e io al mese percepivo
130 lire. E la sera invece di uscire per Milano a spendere i miei pochi
soldi stavo a casa a ricamare così si risparmiava.
Ines a.71
RAPPORTI
ECONOMICI NELLA FAMIGLIA
C’erano dei periodi di alti e di bassi, esistevano numerosi periodi
difficoltosi, anche perché la famiglia era numerosa, e, anche per
questo, abbiamo dovuto costruirci la casa da soli dalle fondamenta al
tetto.
Maria a. 71
Percepivi
un salario o una paghetta?
…
Quale … Ti davano “una palanca” e ti compravi i bagigi
... A casa mia però non è mai mancato niente ... Nel ’47,
ho comprato le mie prime calze di nylon, le ho pagate dando alla bottegaia
sei – sette chili di burro … Sapevo che i miei per comprarmi
quelle calze avevano fatto un grandissimo sacrificio,quindi le usavo con
molta cura ed attenzione per non romperle …
Nives a. 76
In
questo panificio ero assunta regolarmente, percepivo 90 lire al mese,
somma abbastanza buona che mandavo regolarmente quasi per intero alla
mia famiglia, fatta eccezione di qualche lira per andare di tanto in tanto
al cinema al pomeriggio. Lavoravo dalle 7 di mattina fino al primo pomeriggio,
il lavoro era piacevole e per niente noioso. Vitto e alloggio mi erano
offerti dalla famiglia proprietaria del panificio.
Liliana a. 68
Accesso
al mondo del lavoro
Per
molti anni il mio è stato l’unico sostentamento economico
della famiglia, perché mia madre non poteva lavorare, mio padre
era malato e mio fratello studiava ancora, e quindi tutto quello che percepivo
serviva alla conduzione familiare e non avevo molte volte nemmeno la possibilità
di comprarmi un paio di calze.
Albina
a. 79
Poi
sono stata a lavorare a Clauiano nella filanda e anche li per prendersi
un soldo…anche a piedi si andava via o in bicicletta…erano
16 o 17 anni. Per prendersi un soldo per fare che cosa? Per comprarsi
un vestito? Si andava a spigolare il frumento nei campi sempre per prendersi
un soldo…per una gonna un paio di calze…insomma si andava
avanti così.
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