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Nives
a.76
Dopo
3 anni passati in casa (ero bambina e a mia mamma serviva aiuto), divenuta
quindicenne seppi da una mia amica che a Milano una famiglia di sua conoscenza
cercava una commessa per il loro panificio. Non mi feci scappare l’occasione,
ero una ragazza curiosa di scoprire, la vita di paese era piatta e un
arrotondamento dello stipendio di mio papà avrebbe permesso alla
mia famiglia uno stile di vita ancora più sicuro.
A Milano passai 2 anni davvero belli, la famiglia che mi ospitava non
poteva avere figli e mi trattò come tale, non facendomi mancare
mai nulla e scoppiando in lacrime quando decisi di tornare al mio paese
di origine, Flumignano.
Un ricordo stupendo di quel periodo fu la lettura dei “Promessi
Sposi”, un racconto talmente bello che tuttora ricordo e che placò
per così dire la mia voglia di studiare, data la complessità
e l’impegno che richiedeva nella lettura.
Iole a.80
lavoravo
a Milano il giorno stesso in cui mi pagavano dovevo andare a spedire a
mia madre tutti i soldi. Gli unici soldi che mi tenevo erano quelli che
la mia padrona mi dava ogni volta che mi incontrava mentre faceva la sua
passeggiata in giardino, e io stendevo la biancheria dopo averla lavata
a mano. Alla signora stavo molto simpatica e mi faceva sempre servire
in tavola quando radunando tutta la sua famiglia cenava sotto il portico
della sua tenuta di campagna. Per dimostrare la sua simpatia verso di
me mi dava o 10 o 50 lire a seconda di quello che aveva a disposizione.
Ines a.71
DESCRIZIONE
DI UNA GIORNATA DI LAVORO
Ogni giorno ci si alzava presto per effettuare le pulizie della sala da
pranzo e della hole; passavamo alle camere e servivamo in sala, se occorreva
dovevamo anche prestare aiuto in cucina. Il lavoro mi piaceva perché
eravamo a contatto con la gente, i clienti dovevano essere serviti in
camera e, dato che erano per la maggior parte stranieri (inglesi, tedeschi,..),
dovevamo arrangiarci a capirli.
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