
Negli
anni 70 le spese pubbliche aumentano e quindi gli Stati sono costretti
ad incrementare l’imposizione fiscale. Questo fatto determina
uno svantaggio per i ceti medi e la fiducia nello Stato viene meno.
I governi attuano delle politiche neoliberiste (i mercati si regolano
da soli, senza l’aiuto dello Stato), che prevedono una riduzione
delle imposte e dei servizi con la conseguente abolizione del welfarestate
(stato sociale).


Nel
1971 si stipula l’accordo di Bretton Wood e il governo americano
sospende la convertibilità dei dollari in oro. Ciò determina
una crisi del sistema monetario internazionale ed i Paesi produttori
di petrolio aumentano il prezzo e diminuiscono la produzione. Quindi
si crea un vantaggio per i Paesi produttori di materie prima, mentre
uno svantaggio per gli altri Stati che, verso il 74/75 sono assoggettati
ad una crisi di inflazione. Si verifica un aumento del costo dei beni
ed una conseguente svalutazione della moneta.
In seguito si manifesta un periodo di recessione che porta ad una
stagnazione economica risolvibile nell’82/83.


I
Paesi del Terzo Mondo vengono distinte in due categorie. Un gruppo
subisce una crisi di inflazione del 100% mentre gli altri Paesi produttori
di petrolio e rame, come Venezuela, Brasile, Messico, Arabia,…migliorano
le proprie condizioni economiche: diminuiscono le richieste di petrolio,
vengono cercati nuovi giacimenti da Paesi industrializzati e si sviluppa
la ricerca tecnologica di fonti alternative con lo scopo di abbassare
i prezzi.