RELAZIONE DELLA CLASSE 4AL - ITC ZANON DI UDINE - A.S. 2001/2002
 

IL PERCORSO SCOLASTICO E FORMATIVO
Interviste alle donne della 3° generazione

 

 

Sulla base delle interviste alle ragazze dai 20 ai 30 anni abbiamo elaborato una serie di considerazioni sulla terza generazione da noi studiata. Abbiamo impostato il lavoro iniziando dall'analisi dei dati della scolarità, il secondo gruppo di domande riguarda l'accesso al mondo del lavoro e i problemi legati all'ambiente lavorativo, il terzo gruppo inquadra la situazione famigliare e la sua gestione.

Innalzamento livello di studio.

Dalla prima serie di risposte al questionario sottoposto, possiamo evidenziare un innalzamento notevole del livello di studio delle giovani rispetto a quanto è accaduto alle donne delle generazioni precedenti.
Mettiamo a confronto i titoli di studio di queste tre generazioni:


( 17 interviste alle nonne; 20 alle mamme; 15 alle ragazze)


Corsi di formazione post-diploma.

E' evidente un aumento della scolarità soprattutto a livello di scuola secondaria superiore e universitario, oltre alle ragazze che si sono iscritte all'università, cinque, dopo il diploma quinquennale, hanno frequentato corsi di formazione post-diploma per specializzarsi e proporsi al mercato del lavoro con competenze idonee. E' una situazione coerente con quanto succede in tutta Italia e in altri paesi industrializzati, si registra un aumento progressivo e costante della scolarità femminile. L'incremento sta a significare un modo peculiare delle donne di stare con successo a scuola e di continuare a cogliere le opportunità formative ovunque si presentino, anche a scuola finita. L'incremento più cospicuo della presenza femminile è avvenuto a livello secondario che rappresenta l'85% della scolarità aggiuntiva. Le donne inoltre richiedono più formazione. Al fondo di entrambi i fenomeni c'è la trasformazione dell'identità femminile. (Ajello, 2000)
Tra le giovani testimoni da noi interpellate abbiamo potuto contare:

I diplomi

Scelta della scuola libera da condizionamenti e come strumento di affermazione di sé.

Le scelte scolastiche risultano molto diversificate; quasi certamente, le nate dagli anni 70’ agli anni 80’ sono state libere nelle scelte dei loro percorsi scolastici che sono dipese dai loro interessi e dall'apertura culturale che hanno ormai conquistato. Il dato corrisponde alla elaborazione prodotta da Anna Maria Ajello: "Attualmente i dati sulle immatricolazioni universitarie mostrano una prevalenza in tutte le facoltà delle ragazze, ad eccezione di quelle di ingegneria."(1) Aebischer nel 1991 in una ricerca volta ad esplorare l'immaginario scientifico delle ragazze e la percezione della tecnica delle donne che svolgono attività in campi tradizionalmente maschili dimostra che per la scelta di percorsi scientifici le ragazze hanno bisogno di un numero ben più consistente di successi rispetto ai maschi.
La scuola è percepita dalle nostre testimoni come lo strumento che permette di affermarsi e facilita l'introduzione al mondo del lavoro a livello qualificato e consono alle proprie esigenze anche in sbocchi professionali considerati un tempo maschili. I condizionamenti dei vecchi modelli, quali la segretaria, la maestra o l’impiegata, dominanti presso la precedente generazione non vengono più seguiti
.

Le giovani intervistate hanno dichiarato che la scuola è stata importante per la loro formazione intellettuale e umana, perciò si sono impegnate per raggiungere questo obiettivo con la consapevolezza che il loro riscatto sociale ed economico dipende anche dal grado d'istruzione e di cultura raggiunti. Inoltre ciò ha permesso di trovare occupazione nel mondo del lavoro anche ai livelli più alti, si è dato così l'avvio ad un processo di emancipazione rispetto alla condizione delle donne delle generazioni precedenti.

Scelta del percorso scolastico adatto alle proprie attitudini.

Lo stesso mondo del lavoro oggi richiede capacità complesse, caratterizzate da duttilità mentale, buona cultura e allo stesso tempo competenze mirate e professionali per cui è una caratteristica di questa generazione seguire corsi di specializzazione anche molto diversificati e per tempi lunghi una volta ottenuto il diploma quinquennale o anche dopo la laurea.
Traendo le somme possiamo dire che le ragazze si sono proiettate ognuna in una determinata professione, hanno anche potuto fruire del servizio di psicologici dei vari centri di orientamento, che le hanno aiutate e sostenute nella scelta di un percorso adatto alle loro attitudini e ai loro interessi. Inoltre le opportunità proposte dalla scuola negli anni 70’-80’ in Italia sono state ampliate: da allora si può scegliere tra molte più opzioni, corsi sperimentali (di approfondimento di certe discipline), e specializzanti (sulle lingue straniere, sull’informatica). Ora le offerte formative sono più varie e più consone alla continua evoluzione del mercato del lavoro, così probabilmente il modello dominante imposto dalla società e dalle famiglie non è molto vincolante com'era trent'anni fa.
Sono cambiate anche le disponibilità economiche: oggi tutte le famiglie possono concedere alle figlie un adeguato appoggio per finanziare i loro studi, almeno fino alla scuola superiore.

Leggi le relazioni su:

1° generazione

2° generazione

Consulta altri documenti:

L'elaborazione dei dati


La situazione economica negli anni 80

La 3° rivoluzione industriale


Le leggi a tutela della maternità

Scolaresca 1986

Gita scolastica 1989

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Confronta con l'appendice statistica

 

 

Studentesse 1993

Scolaresca in gita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) Anna Maria Ajello: Le differenze di genere negli studi su apprendimento e sviluppo, in "Saperi e libertà", Associazione italiana editori, Milano 2000


Enologa 2000

Confronta con l'appendice statistica

 
L'ACCESSO AL MONDO DEL LAVORO
 


Ritmi di studio e lavoro.

Per accedere al mondo del lavoro le donne della terza generazione hanno dichiarato di aver seguito corsi professionalizzanti e di specializzazione in quanto dovevano corrispondere a richieste e competenze altamente qualificate e mirate. Queste giovani si trovano a vivere una condizione abbastanza complessa, il loro impegno è molto sostenuto, spesso continuano a studiare e lavorano contemporaneamente, sono disposte a sacrificare il loro tempo libero, rinunciando perfino al divertimento che in questa società è un forte richiamo; c'è un interesse altissimo rispetto alla generazione precedente alla realizzazione personale di sé sia negli studi che nel campo lavorativo.
Abbiamo notato che, conclusi i cicli di studio, otto ragazze che lavorano svolgono contemporaneamente più attività. Questo impegno viene giustificato con l'esigenza di arrotondare lo stipendio, con la ricerca di lavori che possano dare una sicurezza (in caso di perdita di un lavoro ne rimane un altro), o perché si tratta di un impiego piacevole. Comunque emerge che il mercato del lavoro non dà sicurezza e che gli stipendi richiedono un arrotondamento per mantenere un livello di vita soddisfacente, così questa generazione di donne deve essere molto duttile. Altre sette ragazze svolgono un'unica attività lavorativa, si tratta in questo caso di impieghi a tempo indeterminato con stipendio adeguato. Tutte hanno affermato che trovare lavoro è stato molto facile.
Escluse le quattro studentesse universitarie, delle altre intervistate cinque svolgono un'attività non corrispondente al titolo di studio (2 operaie, di cui una saldatrice, 2 commesse) le altre, invece, svolgono un lavoro adeguato alla qualifica.

Il lavoro di genere.

Il lavoro di genere sta venendo meno, queste ragazze s'impiegano in settori che un tempo erano tipicamente maschili, forse perché gli strumenti di lavoro non richiedono più l'uso della forza fisica e perché non ci sono più tabù di questo tipo. Il rapporto di lavoro in questi ultimissimi anni è stato modificato, si è molto diffuso il lavoro part-time, soprattutto nel settore terziario, sono previste anche nuove forme di contratto di lavoro come i Contratti di Collaborazione Continuativa, la flessibilità ; forme che non danno una garanzia e sicurezza per il futuro. Purtroppo è ancora diffuso il lavoro in nero.
Da questi dati possiamo dedurre che il mercato del lavoro è molto dinamico, i giovani hanno molte opportunità, soprattutto nel settore terziario, ma lavorano in condizioni di insicurezza, il tempo da dedicare al lavoro è molto lungo generazione di donne si è occupata in tutti i settori lavorativi, anche quelli un tempo tipicamente maschili, restano, anche se flessibile, il posto di lavoro non è garantito.
Queste giovani donne però risultano ancora escluse in numero notevole dai più alti livelli dirigenziali e manageriali, anche se, a questi livelli, i dati lo dimostrano, le donne si stanno pian piano facendo strada con successo. Va comunque sottolineato che per poter accedere a questi livelli più alti le donne devono dimostrare di possedere doti superiori ai maschi. E’ il così detto ‘tetto di cristallo’ di cui ha parlato Margherita Hack.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Confronta con l'appendice statistica

 
LA GESTIONE DELLA FAMIGLIA
 
 


Autonomia economica.

Delle 15 intervistate, 4 sono sposate (di cui 3 hanno un unico figlio), 6 vivono con la famiglia di origine, 2 convivono con altre ragazze, 3 vivono da sole..
Le ragazze di questa generazione, nella loro maggioranza, rimandano la scelta di formarsi una propria famiglia e di avere dei figli oltre i trent'anni, hanno dichiarato di dedicare per adesso le loro energie alla realizzazione personale e alla ricerca di un lavoro che le renda autonome economicamente e che le gratifichi. La carriera lavorativa ha un valore prioritario perché le donne non accettano più di dover dipendere dai padri o dai compagni, intendono potersi realizzare e autoaffermarsi in un ambito nuovo rispetto alle donne delle precedenti generazioni. Le donne più giovani oggi possono scegliere diversi percorsi di vita, sono consapevoli che l'educazione, la crescita dei figli comporta rinunce, e allora il problema viene rimandato.

La maternità.

A questo punto abbiamo constato e considerato che il desiderio di maternità dipende dalla situazione economica e culturale, dal contesto sociale in cui una donna vive.
Le tre giovani che hanno un figlio, dopo aver fruito dei vantaggi offerti dalla Legge per la tutela della maternità, hanno ripreso l'attività lavorativa. La loro vita è diventata più difficile perché devono conciliare il tempo del lavoro con quello da dedicare alla crescita e all'educazione del bambino. L'impegno nella professione ha dovuto essere garantito ad un costante livello perché le richieste permangono alte e le prestazioni vanno garantite. Ma allo stesso tempo queste giovani vogliono svolgere al meglio il proprio ruolo nella sfera domestica. La dicotomia tra vita famigliare e lavorativa determina una forte dispersione di energie da parte della donna e trovare un equilibrio non sempre è facile. Il persistere di una ineguale divisione dei compiti tra i coniugi non facilita la situazione In queste condizioni è comunque giocoforza che i compagni si dedichino alla cura dei bambini e della casa, in collaborazione con la donna. Un aiuto notevole è offerto in questa situazione dal supporto offerto dalle famiglie di origine. Ciò che ancora manca è un grado maggiore di sensibilizzazione della società, della cultura verso i nuovi bisogni legati alla presenza delle donne nel mercato del lavoro, anche come servizi offerti.



Banchetto di nozze 1996

Sposi e invitati

 

 

 

 

 

Maternità1998

 

 
CONCLUSIONI
 
 


Due fatti fondamentali il terremoto del 1976 e la caduta del muro di Berlino nel 1989 hanno segnato il Friuli dell’ultimo decennio del 1900. Il primo tragico evento dopo i lutti, il dolore, la distruzione, ha comportato uno sforzo notevole di ricostruzione innanzitutto dell’apparato produttivo: le aziende danneggiate e distrutte, ma anche altre a ridosso degli anni ’80 hanno rinnovato, grazie anche ai finanziamenti concessi dallo Stato, l’apparato tecnologico, quello produttivo, le strutture. Le imprese si sono dotate di tecnologie d’avanguardia che le hanno rese competitive. La caduta del muro ha trasformato il Friuli da regione di frontiera a crocevia di scambio con i paesi del Nord e dell’Est Europa. Si spiega anche con questi fatti, insieme al quadro economico mondiale positivo, la crescita dell’economia registrata in Friuli in questo periodo, il cui PIL dal 1981 supera per la prima volta la media nazionale del 7% con un valore annuo di £. 25.500.000, se nel ’91 la crescita resta quasi costante il grande salto avviene nel 1999 anno in cui il PIL supera del 17% la media nazionale. Nello stesso periodo cresce anche il tasso medio di attività (rapporto tra forza lavoro e popolazione compresa tra i 15 e i 70 anni) delle donne in provincia di Udine che passa dal 41,7% del 1993 al 45,5% del 1998, mentre i maschi dal 70,6 del 1993 scendono al 68,6 nel 1998. In questo contesto si collocano i racconti delle mostre interviste che qualificano i dati quantitativi.


La classe quarta A L dello Zanon di Udine

Leggi la tabella di comparazione dei dati delle tre generazioni di intervistate

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1° generazione

2° generazione