A differenza del
passato, quando la donna si configurava quasi esclusivamente come casalinga,
oggi possiamo di buon grado riconoscerle i diversi ruoli che ricopre
nell'economia carnica.
Dall’analisi dei dati del censimento del 1991 riguardante l’occupazione,
invece, siamo giunti alle seguenti conclusioni. Tra la popolazione non
attiva (la maggior parte delle donne è casalinga) troviamo una
percentuale abbastanza consistente di donne che si sono ritirate dal
lavoro, mentre la parte restante è rappresentata da studentesse.
Tra la popolazione attiva l’84% delle donne svolgono un’attività
professionale, mentre il 7% è in cerca di un lavoro; la restante
percentuale è rappresentata da donne
disoccupate.
A
differenza del passato le donne che lavorano nel settore primario sono
decisamente in calo, infatti sempre più spesso abbandonano quest’attività
produttiva e perlopiù manuale per dedicarsi ad altre attività
emergenti, in particolare nel settore terziario. Non bisogna dimenticare
però il settore secondario, che conta ancora un numero di addette
elevato ma sempre in minor numero rispetto al terziario. Infatti il
terziario offre circa il 54% dei posti di lavoro alle donne occupate,
ed è in costante ed ottima crescita.
E’ opportuno considerare la diversa occupazione tra
i vari settori, ed in particolare all’interno del settore
terziario: si può notare infatti come l’occupazione nell’impiego
pubblico e nell’impiego privato si attesti su percentuali simili,
anche se balza ancora all’occhio una sottile supremazia delle
donne impiegate nel settore privato, in particolare nel campo commerciale
e alberghiero.

la
classe 5 A dell’ITC Gortani di Tolmezzo
