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RELAZIONE
DELLA CLASSE 3B IGEA - ITC ZANON DI UDINE - A.S. 1999/2000 |
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INTRODUZIONE |
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Nella
legislazione italiana moderna la donna trova affermata la sua uguaglianza
con l'uomo nell'art. 3 della Costituzione
che recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale
e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso
",
e tutela la donna nel campo del lavoro nell'art. 37 il quale dispone
che "La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità
di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore maschio"
e che le condizioni di lavoro devono consentire alla donna "l'adempimento
della sua essenziale funzione famigliare e assicurare alla madre e al
bambino una speciale adeguata protezione".
Noi,
classe 3Bigea dell'Istituto Tecnico Commerciale Antonio Zanon di Udine,
stiamo collaborando con altre sei scuole rispettivamente delle città
di Udine, Palmanova, Tolmezzo e San Daniele ad un progetto che ci porterà
a conoscenza del ruolo sociale, politico ed economico delle donne friulane
dagli anni '20 ad oggi. Il nostro strumento essenziale di lavoro sono
le
interviste, infatti durante il primo quadrimestre di quest'anno
scolastico, assieme al nostro docente di italiano, abbiamo costruito
una traccia con una dozzina di quesiti da porre alle rispettive madri,
che hanno un età compresa fra i quarant'anni e i sessanta, e
che ci possono dare informazioni riguardanti gli anni che vanno dal
1980 ad oggi per poter tracciare un
quadro del ruolo che queste donne hanno avuto nei processi di lavoro
in Friuli. Nei prossimi due anni andremo a ritroso nel tempo fino ad
arrivare al 1920. In questa avventura, siamo sostenuti dalla Commissione
Regionale delle Pari opportunità e siamo stati intervistati anche
dal giornalista Paolo Mosanghini del Messaggero
Veneto per far conoscere a tutti il nostro progetto.

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Donne
al lavoro
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Dopo aver raccolto tutte le interviste poste alle
nostri madri abbiamo confrontato i dati ottenuti, ricavandone notevoli
sorprese. Abbiamo un totale di tredici intervistate di cui quattro risiedono
in comune di Udine, e le rimanenti nove risiedono fuori comune; sono
tutte coniugate tranne un caso di separazione e, calcolando la media
del numero dei componenti delle rispettive famiglie, abbiamo ottenuto
un valore del 4,4 che è superiore alla media nazionale; da questo
possiamo dedurre che in quegli anni il tasso di natalità era
più elevato dell'attuale. Raccolti i dati riguardo al titolo
di studio notiamo che per le donne non era necessario avere un'elevata
cultura perché erano destinate all'aiuto domestico e in quegli
anni si trovava facilmente lavoro senza dover essere specializzati in
un campo. Troviamo infatti nove casi in cui si è raggiunta la
licenza media, solo tre casi di diploma quinquennale e uno solo di licenza
elementare. Con molto stupore vediamo che non ci sono casi di diploma
triennale e tantomeno di laurea. Confrontando
questi dati con il titolo di studio dei nostri padri capiamo che
questi ultimi erano privilegiati e la famiglia si preoccupava maggiormente
che avessero un alto livello culturale, infatti troviamo un caso di
laurea, ben sei di diploma quinquennale, tre di triennale, uno di licenza
media e due soli casi di licenza elementare.

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Grafico
scolarizzazione
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Ora
analizziamo meglio le informazioni ricavate. Il percorso scolastico
è stato per tutte le madri lineare, troviamo solo due casi in
cui le donne hanno dovuto abbandonare
gli studi per problemi famigliari ed economici e un caso per motivi
di lavoro. Otto delle nostre madri hanno trovato impiego dopo la terza
media per aiutare la famiglia in casa ma anche per portare un aiuto
monetario. Ricordiamo che il titolo di studio non era importante per
trovare un lavoro perché in quegli anni c'era una notevole richiesta
di manodopera e il
lavoro si trovava facilmente senza dover avere conoscenze specializzate.
In ogni caso le nostre madri hanno tutte un titolo di studio superiore
ai loro genitori. Solo una madre ha deciso di continuare gli studi prendendo
l'indirizzo di scienze tecniche ma si tratta quindi di una scelta condizionata
(mancanza di lavoro), mentre altre due madri hanno scelto liberamente
di continuare il loro percorso scolastico, una al liceo classico e una
al liceo scientifico.

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Attestato
di merito
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Sette donne hanno
lavorato nel privato mentre solo due nel pubblico e le rimanenti sono
casalinghe; il lavoro casalingo non lo consideriamo come settore di
occupazione perché non implica una retribuzione, sulla
quale bisogna fare qualche considerazione. Abbiamo notato anche
il fatto che solo cinque delle nostre madri si sono dedicate al volontariato
o ad attività
politiche, probabilmente per la mancanza di tempo, visti i tanti
impegni che hanno ma sicuramente anche perché, soprattutto in
campo politico, gli uomini erano privilegiati.
L'accesso
al lavoro è avvenuto con
molta facilità, anche nei cambi di lavoro, ma le madri si
dovevano adattare all'impiego e ben tre donne hanno dovuto sostenere
dei corsi per integrare le loro conoscenze. Nella maggior parte dei
casi esso è avvenuto per conoscenza, poi due madri hanno trovato
lavoro attraverso gli annunci sul giornale o tramite i concorsi pubblici.
In nessun caso si sono rivolte agli uffici di collocamento: ciò
conferma la facilità nel trovare lavoro (lo consideriamo un dato
molto positivo).

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In
fabbrica
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Per quanto riguarda
il contratto di lavoro abbiamo accertato che le donne erano abbastanza
tutelate, rimangono comunque evidenti cinque casi di lavoro
in nero che non sono pochi rispetto ad un campione di tredici intervistate.
Soprattutto in questi ultimi anni l'ambiente
di lavoro si è informatizzato e cinque madri hanno dovuto
frequentare dei corsi
di informatica per usare regolarmente il computer nel loro impiego.
Non abbiamo molti casi di discriminazione
sul luogo di lavoro, solo due, anche se l'impressione ricavata è
che le madri preferiscano non parlare a fondo di questo aspetto. Alcune
hanno dichiarato di aver ottenuto dei vantaggi dal fatto di essere donna
in quanto nei lavori più pesanti gli uomini offrivano il loro
aiuto.
Facciamo ora una premessa di carattere storico per capire quale direzione
ha preso l'economia friulana.

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Libretto
di lavoro
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La
vita di una donna cambia radicalmente con il matrimonio in quanto questo
le implica maggiori impegni e le può creare qualche difficoltà
a mantenere un buon rapporto lavorativo. Troviamo infatti quattro casi
di licenziamento,
due volontari e due perché costrette dal datore di lavoro. Le
donne che lasciano il lavoro presentano per la maggior parte un titolo
di studio limitato, la terza media, mentre le donne con un livello maggiore
tendono a continuare la loro carriera.
Oltre al matrimonio la nascita di un figlio causa ulteriori problemi
dato che esso deve essere accudito dalla madre, raccogliamo infatti
cinque casi di abbandono
del lavoro, due per costrizione e tre in seguito ad una loro scelta;
è una percentuale molto elevata su tredici casi. Notiamo che
le donne sono costrette a licenziarsi per seguire meglio i loro figli.
Nel nostro ordinamento giuridico compare dal 1972 la legge sulla maternità
che afferma che la donna ha diritto a sei mesi di ferie per accudire
il suo bambino e non può essere licenziata per questo motivo.
In questi ultimi anni la legge è divenuta più flessibile
in quanto è la donna che decide il periodo in cui rimanere a
casa. Solo quattro
delle intervistate però hanno usufruito di questa legge.
I ragazzi contribuiscono comunque all'organizzazione famigliare, aiutando
nei lavori domestici, abbiamo calcolato circa due ore giornaliere di
aiuto durante l'estate mentre solo una durante il periodo invernale.
Come
primo commento conclusivo possiamo dire che, osservando la situazione
della scolarità femminile di noi ragazze, la donna, se ciò
non è avvenuto negli anni '80, ora sta avendo un ruolo sempre
più emergente. Lo si può notare soprattutto nell'istruzione.
Finalmente la parità non è soltanto una voce, un'ipotesi
astratta del futuro, ma sta diventando una realtà riscontrabile
tutti i giorni.

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Libretto di lavoro
Busta
paga (1973)
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