RELAZIONE DELLA CLASSE 4AL - ITC ZANON DI UDINE - A.S. 2001/2002

IL PERCORSO SCOLASTICO E FORMATIVO
Interviste alle donne della 2° generazione


Confrontando i dati dell’intervista alla nostre madri o conoscenti nate tra gli anni '50-'66 abbiamo elaborato alcune considerazioni.
Abbiamo iniziato col confrontare il titolo di studio delle venti intervistate Grafico 1:

Laurea 1
Diploma quinquennale 5
Diploma triennale 11
Medie 2
Elementari 1


La maggioranza ha seguito un percorso di studio a breve/medio termine di alcuni anni più breve delle ragazze della 3^ generazione; l’opportunità di frequentare le scuole superiori dipendeva principalmente dalle condizioni economiche familiari e in subordine dalle loro aspirazioni. E’ evidente un notevole salto di qualità tra la seconda e la terza generazione. Due intervistate non hanno potuto frequentare la scuola superiore per favorire un fratello maschio, una (Roberta) per aiutare una sorella malata, qualche ragazza residente in aree distanti dal capoluogo (Lucia) perché le spese collegiali erano troppo elevate per la famiglia, ma le scelte erano limitate anche dall’esigenza di uniformare in famiglia il trattamento di tre sorelle, così la terzogenita (Giuseppina) ha dovuto scegliere la stesso percorso scolastico delle sorelle maggiori. Più opportunità ha avuto una figlia unica (Anna) che ha potuto conseguire il diploma magistrale, malgrado la famiglia non fosse agiata. Ma Manuela ha preferito cercare un lavoro dopo la terza media in quanto voleva essere autonoma dalla famiglia; malgrado suo fratello maggiore si sia laureato e fosse per lei un modello ed i genitori le proponessero la stessa opportunità.

Tabulando i dati ci risulta che le donne della seconda generazione hanno scelto la loro scuola per i seguenti motivi:

imposizione del padre 1
motivi economici 6
uniformità di trattamento tra le figlie 2
Precedenza concessa a un fratello maschio 2
Difficoltà terremoto e distanza 1
Desiderio di inserirsi immediatamente in campo lavorativo 2
Desiderio d'indipendenza 1
adeguatezza del titolo con la professione ambita 5

Se poi vogliamo verificare quali specializzazioni abbiano conseguito le 16 diplomate abbiamo:

Estetiste 2
Maestra d’asilo 1
Diplomate magistrali 2
Segretarie d’azienda 6
Ragioniere 2
Maestra di casa 1
Altro 2


Sono titoli finalizzati ad attività dipendenti indirizzati ad un lavoro di genere (tranne i ragionieri). Evidentemente negli anni presi in considerazione era ancora molto marcata la differenza tra i sessi in ambito scolastico e lavorativo. Molte di queste ragazze hanno frequentato il corso di segretaria d’azienda; era facile trovare lavoro con questo titolo soprattutto nelle imprese di piccole e medie dimensioni molto diffuse in Friuli, ma la segretaria era anche un modello femminile dominante, diffuso dai mass media, le stesse famiglie indirizzavano le figlie verso questo tipo di studi non eccessivamente costosi, che allo stesso tempo assicuravano un futuro lavorativo di discreto livello, più avanzato spesso dello status della famiglia stessa.
Confrontiamo ora i titoli di studio delle nostre testimoni con quelli dei loro mariti:


Laurea 1
Diploma quinquennale 7
Diploma triennale 4
Medie 1
Elementari 1


Abbiamo potuto notare che i padri hanno avuto maggiori opportunità, anche perché tre hanno lasciato compiuti gli studi universitari che avevano potuto intraprendere.

Dina, è figlia di un friulano emigrato in Venezuela che ha sposato una ragazza del luogo, quando lei frequentava le scuole elementari, i suoi genitori avevano deciso che da lì a qualche anno sarebbero venuti a vivere in Italia. Sapevano che i titoli di studio conseguiti all’estero non erano riconosciuti, pertanto hanno deciso di far frequentare la figlia fino alla sesta elementare, poi lei si è iscritta ad un corso di sarta. Una volta venuta in Italia Dina ha trovato facilmente lavoro in un'azienda artigianale di abbigliamento.


Questa difficoltà ad inserirsi ad un più alto livello lavorativo era comune a tutte le donne straniere che sono venute a vivere in Italia anche da paesi europei perché i titoli di studio conseguiti all’estero non sono riconosciuti nel nostro paese
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Leggi le relazioni su:

1° generazione

3° generazione

Prima comunione 1963

Laurea 1977


Scolare 1960

Scuola Elementare 1960


Scuola Media 1972

Scuola Superiore 1969

Prima superiore 1968

Scuola superiore 1978

Scuola superiore 1979

Collegiali 1971

Gruppo di amiche

 
L'ACCESSO AL MONDO DEL LAVORO
 


Queste testimoni negli anni 1970/80 iniziavano a lavorare presto, molto prima delle ragazze della generazione successiva, in media intorno ai sedici anni. Possiamo constatare che negli anni da noi presi in considerazione il lavoro non richiedesse un titolo di studio tanto alto, in ogni caso in quest’ipotesi dobbiamo tenere conto che la tecnologia informatica, non era ancora introdotta nel mondo del lavoro friulano, né era richiesta la conoscenza delle lingue straniere. Possiamo affermare che l’ambiente di lavoro non era né globalizzato né informatizzato, in queste condizioni la maggioranza delle intervistate ha avuto la possibilità di sfruttare il titolo di studio conseguito.
Abbiamo evidenziato:

3 casi di madri che in un primo momento non hanno avuto un lavoro adeguato al titolo di studio, poi invece si sono impiegate a livello appropriato;
3 casi in cui non sono state svolte attività adeguate;
6 casi con lavoro adeguato al titolo di studio;
2 casi hanno frequentato una scuola che non soddisfaceva i loro desideri e poi hanno fatto un lavoro che a loro piaceva.


Delle nostre intervistate, 10 hanno trovato impiego in piccole aziende, soprattutto a carattere artigianale dove il lavoro non era tutelato, infatti in 6 casi la nascita di un figlio ha comportato il licenziamento, 2 madri hanno smesso di lavorare addirittura al momento del matrimonio in previsione della futura maternità. Non tutte hanno usufruito della legge 1204 del 1971 sulla tutela della lavoratrice madre. Queste donne, dal percorso lavorativo non lineare, sono uscite in maggioranza presto dal mercato del lavoro, hanno cercato poi di rientrarvi. Anna dopo il matrimonio ha abbandonato il loro lavoro fisso, ma aiutato il marito nella sua attività. Giuseppina si è licenziata al momento della nascita dei figli, dopo un periodo completamente dedicato alla famiglia si è reinserita nel mondo del lavoro all’inizio degli anni 90’, anche se è stato molto difficile e ha dovuto adattarsi ad un lavoro di livello più basso.


Diverso è il caso delle donne con diploma quinquennale, della laureata e di quelle inserite in aziende industriali o del terziario avanzato: hanno usufruito della legge 1204, senza perdere il posto di lavoro, hanno continuato a svolgere la loro attività professionale stabilmente dopo il matrimonio e la maternità.

Possiamo dunque valutare che le donne nel lavoro sono state condizionate soprattutto dalla scelta di sposarsi e di diventare madri, ruolo fondamentale in cui si sono identificate, dimostrando una totale abnegazione ai bisogni della famiglia, una notevole disponibilità sociale. Alcune hanno dichiarato di non essersi potute giovare di servizi come asili nido o aiuti familiari o di contratti di lavoro flessibili tipo il part-time che negli anni ' 70 non erano previsti (dagli anni '80 ne hanno usufruito 5 testimoni). La scelta di lavorare alla fine degli studi era giustificata dal desiderio di indipendenza, però rispetto al matrimonio e ai figli quest’indipendenza non è più stata importante, nella famiglia le donne friulane rappresentano da sempre l’operosità infaticabile e costituiscono per i loro uomini un pilastro decisionale al quale appoggiarsi, una mano con la quale camminare assieme lungo il tortuoso sentiero della vita, a questa funzione le donne non sono volute venire meno.


Il diffondersi di una nuova cultura e il titolo di studio conseguito hanno comportato anche scelte diverse, alcune testimoni hanno cercato di realizzarsi, di esprimere la propria individualità e professionalità anche attraverso il lavoro, di avviare un processo di emancipazione, si tratta dei primi comportamenti sintomo di una nuova mentalità femminile che avrebbe trovato pieno sviluppo nelle donne della generazione successiva.

D’altra parte questi sono gli anni nei quali in Friuli, soprattutto nelle città, ma anche nei paesi, si organizzano gruppi di donne sulla scia dei movimenti femminili e femministi diffusi in tutti i paesi occidentali, sono gli anni in cui in Italia è approvato il nuovo diritto di famiglia, il divorzio e l’aborto sono riconosciuti dalla legge, anche le donne friulane sono impegnate organizzano gruppi di varia natura e tendenza, la sindacalizzazione si diffonde nelle aziende più grosse. Significativa e emblematica di questi anni è la vicenda di Lorella che da operaia è riuscita a diventare impiegata nell'industria conciaria dove lavorava., si è interessata alle vicende della lunga fase della crisi economica e del fallimento dell’azienda, è stata eletta delegata di fabbrica e ha fatto parte del direttivo provinciale della categoria dei lavoratori chimici. Dopo la cassa integrazione e la mobilità si è ritrovata senza lavoro come tutti i suoi colleghi. E' stata poi assunta dal sindacato come impiegata, tuttora presta questa attività.


E' un caso che s'inserisce nell'evoluzione dell'economia friulana che negli anni '80 del '900 è stata caratterizzata dalla crisi delle grandi aziende , lo sviluppo delle piccole e medie imprese, del settore terziario, del trasferimento nei paesi del Terzo mondo delle industrie inquinanti con lavorazione di materiali poveri e a bassa tecnologia. L'esperienza di Lorella è dunque emblematica di una situazione diffusa in Friuli e allo stesso tempo globale, il suo vantaggio è stato di essersi interessata a ciò che succedeva intorno a lei, di essersi informata, di aver partecipato attivamente alla vicenda della sua fabbrica, con questo bagaglio di esperienze si è collocata poi a lavorare nel sindacato.

CARATTERISTICHE DELL’AMBIENTE DI LAVORO

Negli ambienti di lavoro, negli anni presi in considerazione, la divisione dei ruoli tra maschi e femmine era abbastanza evidente, 12 intervistate hanno dichiarato che l'ambiente era prettamente femminile, 5 hanno prestato attività lavorative in ambienti misti (cioè composti da maschi e femmine in egual numero), 2 hanno svolto funzioni impiegatizie in ambiente a prevalenza maschile Tutte hanno dichiarato di non essersi sentite discriminate nell'ambiente di lavoro. Ma Adriana, impiegata in banca, ha testimoniato che tutte le donne assunte svolgevano la propria attività in sede centrale ed erano addette esclusivamente allo smistamento della corrispondenza interna.
Marisa quando ha iniziato la sua carriera d'insegnante nella scuola media si è trovata tra colleghi maschi poi anni l'ambiente si è femminilizzato.


Lo staff manageriale era quasi esclusivamente composto da uomini. Le uniche donne con funzioni dirigenziali erano parenti dei titolari e sono state giudicate non sempre capaci. Nelle fabbriche non venivano effettuati controlli per la sicurezza e la salute.
Gli stipendi percepiti dalle donne erano inferiori alla media del PIL, comunque per le loro esigenze la paga era sufficiente.
Era in oltre molto diffuso il lavoro in nero che non veniva denunciato per paura del licenziamento
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Operaie al lavoro in una fabbrica tessile

 

 

Consegna attestati professionali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Busta paga (1973)

 

 


Sciopero alla manifattura

 

Manifestazione sindacale

 
LA GESTIONE DELLA FAMIGLIA
 
 

 

La scelta di abbandonare il lavoro per la nascita di un figlio è dipesa anche dalla carenza di servizi, dalla mancanza di appoggi familiari, ma soprattutto le nostre testimoni che hanno sentito come fondamentali nella loro vita. La scelta di seguire la crescita dei bambini soprattutto da piccoli e dedicarsi alla loro educazione e formazione è stata effettuata con la consapevolezza di partecipare ad una esperienza importantissima e gratificante Le donne di questa generazione hanno:

Seguito il modello generale: accudire ai figli e abbandonare il lavoro 14
Abbandonato il lavoro per un figlio per poi impiegarsi nell’azienda familiare 2
Usufruito della legge di tutela della maternità e continuato ad esercitare la professione 4

Molte in conclusione alla nascita dei figli hanno deciso di cambiare vita: da lavoratrici a casalinghe, anche Marisa, laureata in Biologia, ha rinunciato alla carriera di ricercatrice, ripiegato sull’insegnamento, professione giudicata da lei meno importante e impegnativa. E’ una costante di queste testimoni ritenere il lavoro un aspetto marginale e cercare di ritagliarsi una propria specifica dimensione soprattutto all’interno della famiglia, in particolare nella cura dei bambini piccoli, sarà caratteristica diffusa nella generazione successiva cercare l’autoaffermazione nella dimensione lavorativa. Questa scelta condivisa da un’intera generazione di donne è stata da loro stesse definita spontanea, naturale, poche si sono sentite limitate nella realizzazione personale e avrebbe voluto potersi dedicare anche ad un’attività extradomestica. Qualcuna, quando i figli sono cresciuti, ha cercato di reinserirsi nel lavoro, ma non è stato facile, oggi hanno qualche rimpianto perché si sentono non abbastanza sicure e tutelate, ad esempio non percepiranno la pensione.


Le poche che hanno continuato a lavorare con i bambini si sono potute giovare del supporto dei parenti (Marisa) per conciliare il lavoro con la gestione familiare data l'assoluta insufficienza di servizi pubblici, il supporto del marito è risultato insufficiente, comunque gli uomini di questa generazione hanno iniziato per primi anche se non in forma autonoma a prendersi una parziale cura dei figli.
La madre è stata colei che ha gestito la famiglia e questo è sia voluto da lei che dal padre e tutto ciò deriva soprattutto da un fatto di mentalità.

 

Mamma con bambino 1985

 

Sposi 1978

Nonna con bambini 1968

Padre con bambino 1985


Un padre 1973

 
CONCLUSIONI
 
 


Emerge da questi racconti un quadro preciso anche della economia e della società friulane nel ventennio '70\'80, si evince da tutti i racconti una certa facilità per le giovani ad accedere al mondo del lavoro, ma si trattava di restarci per uscire appena gli impegni familiari si ponevano, sarebbero state necessarie una maggiore flessibilità della struttura lavorativa e una società più dinamica. Era evidentemente un'economia che si basava fondamentalmente e nei lunghi periodi sulla forza lavoro maschile (il tasso di attività femminile nel 1971 era del 20%). Si trattava ancora di una struttura economica rigida che comincerà a decollare proprio a partire dai primi anni '70. Il PIL pro capite nella Provincia di Udine nel 1971 era inferiore del 9% alla media nazionale, si attestava sul valore di £. 1.124.000 (corrispondente al valore attuale di £. 14.500.000) solo nel 1981 ci sarebbe stato il superamento del 7% della media nazionale con un valore di £. 8.300.000 (corrispondenti al valore attuale di £. 25.000.000).


In questi anni le donne rappresentavano la componente non specializzata della manodopera, facilmente sostituibile con personale non esperto, espulsa con facilità dal mercato del lavoro, con rapporti improntati alla dipendenza totale dal proprietario (sintomatica la paura diffusa di chiedere l'applicazione della legge di tutela della maternità).
Nelle grandi imprese erano impiegate un minor numero delle intervistate, in linea comunque con i dati regionali. Malgrado la crisi che ha investito numerose aziende industriali friulane a partire dagli anni '80 comunque non ha significato per queste lavoratrici la fuoriuscita dal lavoro perché molta manodopera industriale è stata assorbita dal settore terziario in forte espansione.


Confrontando i nostri con i dati statistici dell’ 86’-87’ notiamo che i primi rientrano nei secondi: le scelte tra maschi e femmine sono diverse; i maschi si diplomano e si laureano molto più delle donne.

Lauree

Ingegneria: Maschi 25% Femmine 3%

Biologia:Maschi 10% Femmine 6%

Filosofia: Maschi 8,05% Femmine 18,6%

Economia Maschi18% Femmine 13,2%


Donne che frequentano scuole superiori:

- corso ragionieri 29%
- liceo scientifico 13%
- tecnico industriale 1,4%


La classe quarta A L dello Zanon di Udine

 

Leggi la tabella di comparazione dei dati delle tre generazioni di intervistate

 

Consulta altri documenti:

L'elaborazione dei dati


La situazione economica negli anni 80

La 3° rivoluzione industriale


Le leggi a tutela della maternità

Leggi le relazioni su:

1° generazione

3° generazione