Queste
testimoni negli anni 1970/80 iniziavano
a lavorare presto, molto prima delle ragazze della generazione successiva,
in media intorno ai sedici anni. Possiamo constatare che negli anni
da noi presi in considerazione il lavoro non
richiedesse un titolo di studio tanto alto, in ogni caso in quest’ipotesi
dobbiamo tenere conto che la tecnologia informatica, non era ancora
introdotta nel mondo del lavoro friulano, né era richiesta la
conoscenza delle lingue straniere. Possiamo affermare che l’ambiente
di lavoro non era né globalizzato né informatizzato, in
queste condizioni la maggioranza delle intervistate ha avuto la possibilità
di sfruttare il titolo di studio conseguito.
Abbiamo evidenziato:
3 casi di madri che in un primo momento
non hanno avuto un lavoro adeguato al titolo di studio, poi invece si
sono impiegate a livello appropriato;
3 casi in cui non sono state svolte attività
adeguate;
6 casi con lavoro adeguato al titolo di
studio;
2 casi hanno frequentato una scuola che
non soddisfaceva i loro desideri e poi hanno fatto un lavoro che a loro
piaceva.

Delle nostre intervistate, 10 hanno trovato impiego
in piccole aziende, soprattutto a carattere artigianale dove il lavoro
non era tutelato, infatti in 6 casi la
nascita di un figlio ha comportato il licenziamento, 2 madri hanno
smesso di lavorare addirittura al momento del matrimonio in previsione
della futura maternità. Non tutte hanno usufruito della legge
1204 del 1971 sulla tutela della lavoratrice madre. Queste donne, dal
percorso lavorativo non lineare, sono uscite in maggioranza presto dal
mercato del lavoro, hanno cercato poi di rientrarvi. Anna
dopo il matrimonio ha abbandonato il loro lavoro fisso, ma aiutato il
marito nella sua attività. Giuseppina
si è licenziata al momento della nascita dei figli, dopo un periodo
completamente dedicato alla famiglia si è reinserita nel mondo
del lavoro all’inizio degli anni 90’, anche se è
stato molto difficile e ha dovuto adattarsi ad un lavoro di livello
più basso.

Diverso è il caso delle donne con diploma quinquennale, della
laureata e di quelle inserite in aziende industriali o del terziario
avanzato: hanno
usufruito della legge 1204, senza perdere il posto di lavoro, hanno
continuato a svolgere la loro attività professionale stabilmente
dopo il matrimonio e la maternità.
Possiamo
dunque valutare che le donne nel lavoro sono state condizionate soprattutto
dalla scelta di sposarsi e di diventare madri, ruolo fondamentale in
cui si sono identificate, dimostrando una totale abnegazione ai bisogni
della famiglia, una notevole disponibilità sociale. Alcune hanno
dichiarato di non essersi potute giovare di servizi come asili
nido o aiuti familiari o di contratti di lavoro flessibili tipo
il part-time
che negli anni ' 70 non erano previsti (dagli anni '80 ne hanno usufruito
5 testimoni). La scelta di lavorare alla fine degli studi era giustificata
dal desiderio di indipendenza, però rispetto al matrimonio e
ai figli quest’indipendenza non è più stata importante,
nella famiglia le donne friulane rappresentano da sempre l’operosità
infaticabile e costituiscono per i loro uomini un pilastro decisionale
al quale appoggiarsi, una mano con la quale camminare assieme lungo
il tortuoso sentiero della vita, a questa funzione le donne non sono
volute venire meno.
Il diffondersi di una nuova cultura e il titolo
di studio conseguito hanno comportato anche scelte diverse, alcune testimoni
hanno cercato
di realizzarsi, di esprimere la propria individualità e professionalità
anche attraverso il lavoro, di avviare un processo di emancipazione,
si tratta dei primi comportamenti sintomo di una nuova mentalità
femminile che avrebbe trovato pieno sviluppo nelle donne della generazione
successiva.

D’altra
parte questi sono gli anni nei quali in Friuli, soprattutto nelle città,
ma anche nei paesi, si organizzano gruppi di donne sulla scia dei movimenti
femminili e femministi diffusi in tutti i paesi occidentali, sono gli
anni in cui in Italia è approvato il nuovo diritto di famiglia,
il divorzio e l’aborto sono riconosciuti dalla legge, anche le
donne friulane sono impegnate organizzano gruppi di varia natura e tendenza,
la sindacalizzazione
si diffonde nelle aziende più grosse. Significativa e emblematica
di questi anni è la vicenda di Lorella
che da operaia è riuscita a diventare impiegata nell'industria
conciaria dove lavorava., si è interessata alle vicende della
lunga fase della crisi economica e del fallimento dell’azienda,
è stata eletta delegata di fabbrica e ha fatto parte del direttivo
provinciale della categoria dei lavoratori chimici. Dopo la cassa integrazione
e la mobilità si è ritrovata senza lavoro come tutti i
suoi colleghi. E' stata poi assunta dal sindacato come impiegata, tuttora
presta questa attività.

E' un caso che s'inserisce
nell'evoluzione dell'economia friulana che negli anni '80 del '900
è stata caratterizzata dalla crisi delle grandi aziende , lo
sviluppo delle piccole e medie imprese, del settore terziario, del trasferimento
nei paesi del Terzo mondo delle industrie inquinanti con lavorazione
di materiali poveri e a bassa tecnologia. L'esperienza di Lorella è
dunque emblematica di una situazione diffusa in Friuli e allo stesso
tempo globale, il suo vantaggio è stato di essersi interessata
a ciò che succedeva intorno a lei, di
essersi informata, di aver partecipato attivamente alla vicenda
della sua fabbrica, con questo bagaglio di esperienze si è collocata
poi a lavorare nel sindacato.

CARATTERISTICHE
DELL’AMBIENTE DI LAVORO
Negli
ambienti di lavoro, negli anni presi in considerazione, la
divisione dei ruoli tra maschi e femmine era abbastanza evidente,
12 intervistate hanno dichiarato che l'ambiente era prettamente femminile,
5 hanno prestato attività lavorative in ambienti misti (cioè
composti da maschi e femmine in egual numero), 2 hanno svolto funzioni
impiegatizie in ambiente a prevalenza maschile Tutte hanno dichiarato
di non essersi sentite discriminate nell'ambiente di lavoro. Ma Adriana,
impiegata in banca, ha testimoniato che tutte le donne assunte svolgevano
la propria attività in sede centrale ed erano addette esclusivamente
allo smistamento della corrispondenza interna.
Marisa
quando ha iniziato la sua carriera d'insegnante nella scuola media si
è trovata tra colleghi maschi poi anni l'ambiente si è
femminilizzato.

Lo staff manageriale era quasi esclusivamente composto da uomini. Le
uniche donne con funzioni dirigenziali erano parenti dei titolari e
sono state giudicate non sempre capaci. Nelle fabbriche non venivano
effettuati controlli per la sicurezza e la salute.
Gli stipendi percepiti dalle donne erano inferiori
alla media del PIL, comunque per le loro esigenze la paga era sufficiente.
Era in oltre molto diffuso il lavoro in nero che non veniva denunciato
per paura del licenziamento.